Le novità dell’Istituto
In Evidenza
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NEWSLETTER n. 7 Settembre 2026 Attività delle Sezioni
Sezione Abruzzo-Venerdì 25 Settembre: Viaggio a L’Aquila, Capitale della Cultura 2026
Sezione Emilia Romagna-Sabato 26 Settembre: Visita guidata alla Cittadella fortificata Terra del Sole
Sezioni Lombardia –Trentino Alto Adige-Südtirol-Domenica 13 Settembre: Giornata dedicata alle due fortezze poste a confine fra Trento e Brescia
Sezione Sicilia Domenica-6 Settembre: Visita Studio a Castroreale
Sezione Sicilia–Sabato 19 Settembre: Visita Studio a Lentini
Sezione Umbria-Mercoledì 30 Settembre: Giornata di studio ad Arcevia e ai castelli di Palazzo, Loretello e Piticchio
Sezione Veneto-Domenica 27 Settembre: Giornata di studio: «Identità Feltrina: Patrimonio che Resiste, Cultura che Rinnova»
Sezioni Lombardia –Trentino Alto Adige-Südtirol presentano un evento congiunto
“RICUCIRE I CONFINI”
Rocca d’Anfo
Castello San Giovanni
PROGRAMMA
DOMENICA 13 SETTEMBRE
9:30 – 17:30
Giornata dedicata alle due fortezze
situate al confine tra Trento e Brescia
9:30 – 10:15 | Arrivo alla Rocca d’Anfo e registrazione partecipanti
10:15 – 10:30
arch. Giorgia Gentilini | Presentazione iniziativa Istituto Italiano dei Castelli ETS
Saluti Comunità Montana Valle Sabbia
10:30 – 11:30
arch. Giusi Villari | “Far molta resistenza per l’asprezza del luoco. Rocca d’Anfo e la
difesa di confine”
11:30 – 13:00 | Visita “zona Veneziana” Rocca d’Anfo o in alternativa visita al Museo
(Escursione di circa 2km – tratti sentiero, sterrato e circa 200 gradini – con scarpe trekking)
13:00 – 14:30 | Pranzo libero e spostamento in autonomia da Anfo a Baitoni
14:30 – 15:00 | Servizio navetta dal parcheggio Porto Camarelle di Baitoni al Castello
(Possibilità di raggiungere il Castello in autonomia da Loc. Saltone – 1km/30min a piedi)
15:00 – 15:15 | Saluti Comune di Bondone e presentazione iniziativa “Palazzi aperti”
15:15 – 16:15
dott.ssa Serena Bugna | “Nuove prospettive sul castello di Bondone, una roccaforte ai
confini dell’Impero”
16:15 – 17:00 | Visita Castello San Giovanni e aperitivo
17:00 – 17:30 | Navetta di rientro dal Castello al parcheggio di Baitoni
POSTI LIMITATI | Prenotazione entro 03/09 a trentinoaltoadige@istitutoitalianocastelli.it
Per gli Architetti PPC sono riconosciuti n.4 crediti formativi professionali
L’Istituto Italiano dei Castelli onlus (IIC), nell’ambito delle iniziative promosse per incoraggiare le nuove generazioni allo studio del patrimonio fortificato italiano nonché alla sua valorizzazione, presenta il
XXIX PREMIO TESI DI LAUREA SULL’ARCHITETTURA FORTIFICATA
Sono ammessi al concorso le laureate e i laureati che abbiano discusso la tesi negli anni 2024-2026 (entro il 31 luglio). Le interessate e gli interessati a partecipare devono far pervenire alla Segreteria dell’IIC, esclusivamente per via postale e su supporto digitale, entro e non oltre il 14 agosto 2026 (PROROGA)
XXIX_Edizione_Locandina_NEW
Il bando si rivolge a coloro che abbiano concluso i propri studi discutendo una tesi di laurea magistrale (o quinquennale) su temi castellani riferiti al territorio italiano, nell’ambito di programmi di ricerca nelle discipline architettoniche, archeologiche, storiche, artistiche, filologiche, giuridiche ed economiche, comunque orientati allo studio, alla conoscenza e alla valorizzazione di un complesso fortificato (torre, castello, forte o borgo murato).
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30 siti castellani aperti in tutta Italia
Sabato 16 e domenica 17 maggio 2026 si terrà la XXVII edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli,
Anche l’edizione di quest’anno si fregia del prestigioso patrocinio del Ministero della Cultura, un riconoscimento che attesta l’alto valore scientifico e divulgativo della manifestazione. L’obiettivo è offrire al grande pubblico, agli studiosi e ai turisti la possibilità di accedere a siti fortificati spesso non inseriti nei circuiti tradizionali, promuovendo la conoscenza di un’eredità architettonica che ha plasmato l’identità del nostro Paese. Un itinerario esclusivo tra restauro, archeologia e vita contemporanea. Le 18 sedi regionali dell’Istituto hanno curato un programma capillare, con ben 30 siti visitabili, che unisce il rigore scientifico all’accessibilità, articolato tra visite guidate gratuite, trekking culturali e seminari di studio
Nel Nord Italia straordinaria la proposta della Lombardia, articolata su ben cinque poli: a Milano un itinerario lungo i resti delle cinquecentesche Mura Spagnole; a Palazzolo sull’Oglio (BS) un seminario sulla tutela delle cinte murarie e la visita alla possente Rocca; a Cremona una due-giorni di studi a Palazzo Affaitati sui restauri del cremonese; a Mantova il focus sui rari castelli a motta con la visita al borgo di Redondesco; infine, varcando eccezionalmente il confine di stato, la visita a Castelmur a Promontogno (Svizzera) curata dalla delegazione di Sondrio. In Veneto, a Verona, si esplorerà il Vorwerk St. Procolo (1840-1841), capolavoro di ingegneria militare asburgica oggi al centro di un ambizioso recupero. Il Piemonte aprirà la torre duecentesca di Rocca Ciglié (CN), maestoso belvedere sulle Langhe. In Liguria, riflettori puntati sul finalese medievale con il Borgo di Finale Ligure (SV). In Emilia Romagna, il Castello di Formigine (MO) racconterà la sua evoluzione da presidio militare trecentesco a dimora rinascimentale dei Pio. In Trentino Alto Adige, un doppio appuntamento artistico svelerà i preziosi affreschi di Castel Rodengo e gli intarsi di Castel Velturno. In Friuli Venezia Giulia, passeggiata alla scoperta dei tre torrioni superstiti di Sacile (PN), rafforzati dalla Repubblica Veneta nel XV secolo.
Nel Centro Italia il focus sarà sugli antichi presidi e gioielli rinascimentali. Nel Lazio, i visitatori potranno accedere eccezionalmente al Forte Aurelia (1877-1881), cruciale anello difensivo del “Campo trincerato di Roma”, oggi affidato alla Guardia di Finanza. Nelle Marche, il focus accademico e storico si sposterà a Cagli (PU), tra il trecentesco Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli e la Chiesa di San Domenico. L’Umbria impreziosirà l’itinerario con l’apertura del maestoso Castello di Pieve del Vescovo a Corciano (PG). In Abruzzo sarà visitabile la Fortezza di Civitella del Tronto (TE)
Nel Sud e nelle isole sarà possibile comprendere le grandi stratificazioni del Mediterraneo. La Campania dedicherà un intero mese di appuntamenti ai castelli, con un ricco calendario che schiuderà, per l’evento centrale, i cancelli del Castello Pignatelli della Leonessa a San Martino Valle Caudina (AV), trasformato nei secoli in un palatium gentilizi. A seguire visita guidata gratuita al castello di Circello (BN), itinerario guidato alle torri medievali di Baia e Latina (CE), Castello Giusso di Vico Equense – Convegno “Borghi fortificati: da presidi difensivi a destinazioni turistiche”, Nola (NA), passeggiata per il centro storico alla ricerca delle antiche mura cinquecentesche, Agropoli (SA) – convegno dedicato ai Bizantini nel Salernitano ed al kastron di Agropoli e visite guidate gratuite al Castello ed infine Caggiano (SA) – visite guidate gratuite al castello ed alle mura difensive del borgo. In Calabria, il Castello Ducale di Corigliano-Rossano (CS) si mostrerà in tutta la sua imponenza, dall’originario nucleo normanno ai saloni ottocenteschi. In Basilicata, i ruderi suggestivi del Castello Carafa a Colobraro (MT) illustreranno le complesse dinamiche dell’incastellamento lucano. In Puglia, spiccherà il profilo del Castello di Manfredonia (FG), voluto da Re Manfredi nel 1256 e oggi sede del Museo Archeologico Nazionale del Gargano. In Molise, il Castello di Monteroduni (IS) aprirà le sue porte. In Sicilia un fine settimana diffuso tra castelli e panorami mozzafiato della provincia di Palermo: il Castello di Cefalà Diana (XIV sec.) che con la sua torre domina l’omonimo borgo medievale e le vicine terme arabo-normanne; il bellissimo Castello di Caccamo , ancorato alla roccia del Monte San Calogero e teatro di antiche congiure; la superstite Torre Roccella (XII – XIV sec.) di Campofelice di Roccella, sul mare ed infine la visita alla Real Casina di Caccia di Ferdinando III di Borbone, nella Riserva Naturale Bosco della Ficuzza.; in Sardegna, il borgo fortificato e il Forte Santa Teresa a Carloforte (SU), edificati nel Settecento per proteggere la neonata colonia genovese di Tabarca.
Giornate Nazionali dei Castelli 2026
16/17 Maggio 2026
XXVII EDIZIONE a cura dell’Istituto Italiano dei Castelli
RISORSE
Castelli d’Italia
Il castello di Formigine è un esempio molto chiaro di come una fortezza medievale possa trasformarsi, nel corso dei secoli, in una residenza signorile e, infine, in un luogo pubblico e museale aperto alla comunità. Sorge in un’area abitata già in epoca altomedievale: qui esisteva infatti una pieve dedicata a San Bartolomeo, con annesso cimitero, attorno alla quale si era sviluppato un piccolo insediamento rurale. Prima ancora del castello, dunque, il cuore del luogo non era militare, ma religioso e comunitario.
La svolta arriva nel 1201. In quell’anno, dopo una sconfitta militare contro Reggio Emilia, il Comune di Modena decide di rafforzare il proprio sistema difensivo lungo il confine occidentale del territorio. La scelta cade proprio su Formigine, in posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione e ai terreni agricoli circostanti. Nasce così il primo nucleo del castello: una vera e propria rocca comunale, con mura, fossato e strutture essenziali per ospitare una guarnigione e controllare il passaggio di uomini e merci. È una fortificazione ancora relativamente semplice, pensata soprattutto per la difesa e il controllo del territorio.
Tra XIII e XIV secolo, il complesso passa attraverso le mani di vari signori locali e viene via via rimaneggiato. È in questa fase che la semplice rocca militare comincia ad assumere un impianto più articolato, con torri, corpi di fabbrica aggiuntivi e un sistema difensivo più complesso. Le mura si consolidano, il fossato viene organizzato in modo più efficiente, le funzioni militari si affiancano a quelle amministrative: il castello non è più solo presidio armato, ma anche centro del potere locale.
Il momento decisivo per l’aspetto odierno del castello arriva però nel Quattrocento. Nel 1405 Nicolò III d’Este infeuda Formigine a Marco I Pio di Carpi. Con l’arrivo dei Pio, signori abituati alla vita di corte e al gusto rinascimentale, la fortezza viene profondamente trasformata. Accanto al nucleo difensivo originario – la cosiddetta rocchetta – viene edificato il palazzo marchionale, una residenza signorile vera e propria, destinata ad accogliere il signore, la sua famiglia e la sua corte. È in questo momento che il castello assume una duplice natura: da un lato baluardo militare, con torri, merli e ponti levatoi; dall’altro dimora residenziale, con sale più ampie e ambienti pensati per il rappresentanza e la vita quotidiana.
Il castello di Zavattarello, arroccato su un possente sperone di roccia arenarica a guardia delle valli dei torrenti Morcione e Tidone, fu protagonista di numerose vicende storiche e di importanti fatti d’arme.
Esso fu innalzato, probabilmente per volere del monastero milanese di S. Ambrogio, a difesa del territorio circostante. I primi documenti sul borgo di Zavattarellum risalgono al secolo X, quando l’imperatore Ottone I lo cedette in feudo al potente monastero di S. Colombano di Bobbio. Il borgo, lungamente conteso tra Bobbio e Piacenza, passò nel 1169 sotto il controllo di quest’ultima. Nel 1327 il feudo fu concesso dall’imperatore Lodovico il Bavaro al nobile di origini piacentine Manfredo Landi, responsabile della ricostruzione e dell’ampliamento del castello, conferendogli la struttura che è arrivata fino a noi.
Nel 1358 il castello fu sede di uno storico incontro promosso dal duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, tra le famiglie Landi e Beccaria, che sfociò nella Lega di Voghera contro Pavia, colpevole, tra le altre cose, di aver aiutato Giovanni di Monferrato a sottrarre ai Visconti alcuni possedimenti piemontesi, fra cui Asti.
Nel 1390 feudo e castello divennero proprietà a una potente famiglia di condottieri, i Dal Verme, che mantennero la proprietà quasi ininterrottamente fino al 1975, anno in cui la stessa famiglia lo cedette al Comune di Zavattarello.
Durante la guerra di Successione Austriaca, nel 1747, il castello fu seriamente danneggiato da un forte incendio appiccato dai soldati francesi e solo nel 1895 venne restaurato dal conte Carlo Dal Verme.
Ma le vicissitudini del castello non erano terminate: nel 1945, infatti, esso fu nuovamente danneggiato e saccheggiato dalle truppe tedesche. Dal 1987 il Castello è stato oggetto di una estesa opera di recupero da parte dell’amministrazione comunale.
L’abitato di Pizzighettone sorge sulla sponda sinistra dell’Adda, fronteggiato, sulla sponda opposta, dal corrispondente nucleo fortificato di Gera. Sfruttando le particolari difese naturali dovute alla confluenza del Serio Morto con l’Adda, il luogo venne munito di castello e mura fin dal secolo XII.
I Visconti, nella seconda metà del Trecento, potenziarono (e forse in gran parte ricostruirono) il castello quindi, nella prima metà del Quattrocento, rafforzarono anche le mura del borgo.
Sotto la dominazione spagnola Pizzighettone ha assunto il ruolo di fondamentale caposaldo, insieme a Lecco, Lodi e Cremona, di quella linea difensiva che i padroni di Milano hanno attestato sull’Adda e sul Po in contrapposizione a Venezia.
Nel 1639 viene eseguito il taglio dell’Adda in corrispondenza del centro abitato di Pizzighettone su progetto del Barattieri “…cò quali sarà ridotto il fiume à camminar rettamente…” con l’evidente scopodi far “cadere” le acque del fiume contro il forte di Pizzighettone per renderne più sicura la difesa. Come conseguenza a tale intervento, a partire dal 1646, le mura urbane vengono circondate da un nuovo anello di bastioni.
In seguito, durante il promo dominio austriaco e per ordine di Carlo VI, è stato dato corso, a partire dal 1720, a una riforma generale delle fortificazioni di Pizzighettone, con la costruzione di una poderosa cinta bastionata a occidente dell’abitato di Gera e con il rafforzamento delle mura medioevali viscontee attraverso l’aggiunta alle stesse di una corona di casematte in muratura, di apprestamenti difensivi vari e di un’ampia fossa difensiva esterna.
Dopo gli smantellamenti ottocenteschi e la cancellazione di parte delle bastionature seicentesche dovuta alla massiccia espansione dell’abitato verso oriente, oggi si conservano solo parti, peraltro significative e consistenti, dell’imponente sistema difensivo di Pizzighettone: tracce del castello, le casematte a ridosso delle antiche mura, il rivellino a guardia della strada per Cremona, le casematte, i bastioni e le opere terrapienate di Gera.
Il castello medioevale-visconteo. Di questo castello, che sorgeva in fregio all’Adda e che era protetto a settentrione da un ramo del Serio Morto, si può ancora individuare l’antico sedime nell’area compresa tra il fiume e le attuali piazze della Vittoria e Cavour. Si sono conservate l’imponente torre del Guado e solo in parte (in quanto cimata) la torre della Bandiera, o torre del Governatore, detta anche “torre mozza”.
La cerchia di casematte sulla corona delle antiche mura. Costituisce la parte più significativa e a tutt’oggi più consistente delle difese settecentesche di Pizzighettone. Comprende la porta del Soccorso, ubicata all’estremità meridionale del recinto sulla sponda dell’Adda, la contigua polveriera di San Giuliano, le rampe di salita interne al recinto, la fossa difensiva esterna (ancora in gran parte integra lungo il tratto sudorientale) e porta Cremona nuova, sulla strada per Cremona.
Il rivellino all’ingresso di porta Cremona nuova. È una poderosa opera avanzata a pianta semicircolare, sporgente verso la campagna dalla cerchia di casematte circa all’altezza della chiesa parrocchiale di San Bassiano. Fungeva appunto da rivellino, cioè da fortificazione interposta tra due fossati e due ponti levatoi, a protezione dell’ingresso di porta Cremona vecchia. Si è conservato integro nelle sue strutture murarie.
Le casematte di Gera. Appartenevano anch’esse alla cinta bastionata settecentesca, parzialmente smantellata nell’Ottocento, che avvolgeva l’abitato di Gera e che era rafforzata all’esterno da due mezzelune anteposte alle corrispondenti fronti occidentali e da altre due mezzelune rispettivamente anteposte alle ali settentrionale e meridionale. Si sono conservati due tratti occidentali, con dosso in terra.
Il fossato di Gera. La fossa che proteggeva il lato a campagna delle difese settecentesche è oggi quasi totalmente colmata; se ne conserva ancora un breve tratto aperto a settentrione dell’abitato di Gera. Ad occidente del fossato, in località Cascina Macallé e già nel territorio del comune di Maleo, in provincia di Milano, è ancora oggi riconoscbile sul terreno un rilievo bastionato, corrispondente forse a un avamposto delle difese settecentesche.
La torre del Guado. È la più importante e meglio conservata testimonianza dell’imponente castello visconteo che sorgeva in fregio all’Adda, sul luogo di un più antico fortilizio medioevale. Il resto della fortificazione venne demolito nei primi decenni dell’Ottocento.
Il nome deriva dal fatto che la torre, essendo sull’angolo sudoccidentale del castello, sorgeva in prossimità del punto di attraversamento del fiume. L’edificio presenta pianta quadrata, struttura muraria in mattoni a vista ed è coronato da un apparato a sporgere costituito da slanciati beccatelli in mattoni disposti ad aggetto progressivo. Attualmente è utilizzato come sede del Museo Civico ed è in buono stato di manutenzione.
L’Amministrazione comunale di Pizzighettone, in vista del definitivo trasferimento al Comune di quella parte delle mura ancora di proprietà del Genio Militare, ha allo studio un piano di riutilizzo di tutte le strutture fortificate o loro resti, sopra descritte, in stretto coordinamento alle iniziative di restauro in corso e da intraprendere in futuro, con l’obiettivo di favorire la massima fruizione, conoscenza e valorizzazione di un complesso bastionato tra i più importanti e significativi della Lombardia. Nel frattempo l’opera è mantenuta e valorizzata da un eccellente gruppo di volontari che ne curano per quanto possibile le strutture e la loro conoscenza e vitalizzazione.
Nel 2007 è iniziata una nuova fase di recupero delle fortificazioni di Gera da parte del Gruppo Volontari Mura, in accordo con la Soprintendenza dei Beni Architettonici di Brescia, Cremona e Mantova. Ad una ditta specializzata sono stati appaltati i lavori di movimentazione della terra per ripristinare l’antico Bastione di Caracena, monumento con base in mattoni e copertura in terra, datato alla metà del Seicento, coevo alla cerchia muraria di Gera, spianato nella parte superiore in terra negli anni Trenta dal Genio militare, e che oggi sta finalmente per tornare alla originaria conformazione.
Le sezioni regionali dell’Istituto
L’Istituto si articola in Sezioni. Esse, autonome nelle attività nel loro ambito, promuovono conferenze, seminari, visite di studio, attività di ricerca ed altre iniziative di promozione culturale del patrimonio castellano delle rispettive regioni di appartenenza
Nomenclatura Castellana
Un viaggio attraverso le parole che raccontano le parti di un castello,
dall’avamposto sino alle vedette
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DOMENICA 13 SETTEMBRE
9:30 – 17:30
Giornata dedicata alle due fortezze
situate al confine tra Trento e Brescia
9:30 – 10:15 | Arrivo alla Rocca d’Anfo e registrazione partecipanti
10:15 – 10:30
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Saluti Comunità Montana Valle Sabbia
10:30 – 11:30
arch. Giusi Villari | “Far molta resistenza per l’asprezza del luoco. Rocca d’Anfo e la
difesa di confine”
11:30 – 13:00 | Visita “zona Veneziana” Rocca d’Anfo o in alternativa visita al Museo
(Escursione di circa 2km – tratti sentiero, sterrato e circa 200 gradini – con scarpe trekking)
13:00 – 14:30 | Pranzo libero e spostamento in autonomia da Anfo a Baitoni
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(Possibilità di raggiungere il Castello in autonomia da Loc. Saltone – 1km/30min a piedi)
15:00 – 15:15 | Saluti Comune di Bondone e presentazione iniziativa “Palazzi aperti”
15:15 – 16:15
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confini dell’Impero”
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Il bando si rivolge a coloro che abbiano concluso i propri studi discutendo una tesi di laurea magistrale (o quinquennale) su temi castellani riferiti al territorio italiano, nell’ambito di programmi di ricerca nelle discipline architettoniche, archeologiche, storiche, artistiche, filologiche, giuridiche ed economiche, comunque orientati allo studio, alla conoscenza e alla valorizzazione di un complesso fortificato (torre, castello, forte o borgo murato).
Premio di Laurea
sull’Architettura Fortificata
Istituito dall’Istituto Italiano Castelli negli anni ’90, il Premio di Laurea sull’Architettura Fortificata giunge nell’anno 2026 alla XXIX edizione
A BREVE LA MODULISTICA PER L’EDIZIONE 2026
Rassegna Stampa