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Visita di studio in occasione delle XXII Giornate Nazionali del Castelli 2022 SAN GIOVANNI IN FIORE – CACCURI e CERENZIA

Visita di studio in occasione delle XXII Giornate Nazionali del Castelli 2022 SAN GIOVANNI IN FIORE – CACCURI e CERENZIA

Programma riservato ai soci dell’Istituto ed ai loro ospiti.

Venerdì 23 Settembre
h. 15,00 – Ritrovo dei partecipanti a San Giovanni in Fiore (CS), comune posto sull’Altopiano della Sila a 1.049 metri

s.l.m. sorto nell’XII secolo lungo la direttrice (SS 107) Cosenza – Crotone, deve il suo nome all’Abate Gioacchino da Fiore che vi fondò l’Abbazia Florenze. Ci troveremo presso l’Hotel Duchessa della Sila che fungerà da base operativa per tutto il week-end.

h. 15,10 – Trasferimento in auto al Protocenobio di Jure Vetere a circa 8 km. (13 min.) dall’Hotel, inizio della visita guidata dall’Arch. Pasquale Lopetrone, scopritore del sito, funzionario della Soprintendenza ed esperto di storia locale e del Beato Gioacchino, Consigliere scientifico della Sezione.

h.16,00. Trasferimentoall’AbbaziaFlorenzediSanGiovanniinFioreacirca12Km.(23min.)eritrovodeipartecipanti al suo ingresso – inizio della visita dall’Arch. Lopetrone. La visita proseguirà nel suggestivo centro storico alla scoperta delle numerose Chiese e de palazzi nobiliari che lo rendono unico nel territorio.

h. 19,00 – Rientro in Hotel, cena e pernottamento.

Sabato 24 Settembre
h. 9,30 – partenza per Caccuri (Kr) che dista circa 16 Km (22 minuti), parcheggio presso il castello ed inizio della visita

guidata dalla Dr.ssa Marilisa Morrone, Archeologo, Consigliere scientifico della Sezione; terminata la visita si

proseguirà a piedi per le strade del borgo.
h. 13,00 – partenza per il ristorante La Roccia in contrada Cocinella 1 a due chilometri dal centro di Caccuri

https://ristorante-la-roccia.business.site dove consumeremo una colazione leggera e potremo riposare in

giardino.
h. 17,30 – ritrovo al Castello per partecipare sul terrazzo del rivellino al programma pomeridiano organizzato con

l’apporto dell’Accademia dei Caccuriani che prevede, dopo i saluti di rito, la conferenza dello storico dell’arte medievale e moderna Prof. Gian Francesco Solferino dal titolo Tesori nascosti nel castello dei Cavalcanti, seguirà l’intrattenimento in Musica Mediterranea del Dr. Cataldo Perri. Rientro in albergo.

h. 20,30 – Cena al ristorante dell’Agriturismo Torre Garga sulla SS 107 Silana-Crotonese Km 83,400 che dista circa 8 Km dall’Hotel.

Rientro e pernottamento

Domenica 25 Settembre
h. 9,30 – partenza per Cerenzia vecchia (KR) che dista 14 Km (20 minuti), visita del Parco archeologico Akerentia, già

centro bizantino e sede vescovile con sette chiese distrutta dal sisma del 1783 che lo ridusse a borgo fantasma. Con la guida della Prof. Marilisa Morrone visiteremo i resti della Cattedrale, del Palazzo del Principe (Giannuzzi Savelli) e della Chiesa di San Teodoro.

h. 11,30 – partenza per la Grancia del Vurdoj che dista 8 Km (19 minuti) da Cerenzia, https://granciadelvurdoj.it visita al sito che fungeva da Grangia dell’Abbazia Florense guidati dall’Arch. Pasquale Lopetrone, colazione leggera presso l’agriturismo e poi … tutti a casa in tempo per votare.

La partecipazione alla visita di studio è riservata ai soci dell’Istituto Italiano dei Castelli ed ai loro ospiti ed avverrà esclusivamente con mezzi propri. Si potrà partecipare a tutto il programma o alla giornata principale prenotandosi secondo le seguenti modalità.
L’Hotel Duchessa della Sila si trova a San Giovanni in Fiore (CS) in Viale della Repubblica 451, tel. 0984.975522 http://www.duchessadellasila.it Il costo convenuto a persona in camera doppia è di Euro 50,00 al giorno, la mezza pensione costa Euro 60,00, in camera uso singola sovraprezzo di Euro 15,00, prenotazione disponibile fino al 17 c.m.. La prenotazione dell’albergo – ed il successivo regolamento del conto va fatto direttamente dal socio che dovrà prenotare la visita di studio rispondendo a calabria@istitutoitalianocastelli.it.

Il costo della partecipazione a persona per l’intero programma è comprensivo dei pasti al ristorante – escluso il costo dell’albergo e della mezza pensione che verrà regolato direttamente – Euro 115,00, mentre per la sola giornata di sabato (cena esclusa) è di Euro 30,00, somma da consegnarsi per contanti al Tesoriere o a chi ne farà le veci.
Vi saremo grati se ci farete conoscere al più presto la vostra intenzione a partecipare mentre – per l’iscrizione da formalizzarsi via mail indicando nome e cognome dei partecipanti con eventuali intolleranze alimentari – il termine ultimo di prenotazione è fissato entro il 18 settembre 2022.

Ci riserviamo di apportare eventuali modifiche al programma che verranno comunicate ai partecipanti. Si raccomanda la puntualità, chi arriverà in ritardo dovrà congiungersi al gruppo all’appuntamento successivo.

 

BREVISSIME NOTE SULL’ABATE GIOACCHINO e SAN GIOVANNI IN FIORE

“ …e lucemi dallato,
il calavrese abate Gioacchino
di spirito profetico dotato”
Dante Alighieri, Paradiso, Canto XII, vv.139-141

Gioacchino – nato da famiglia agiata a Celico (CS) nel 1130 e morto a Pietrafitta nel 1202 nel Ducato normanno di Puglia e Calabria – dopo studi di diritto e teologia, incarichi civili prima a Cosenza e Palermo ed ecclesiastici poi a Corazzo e Sambucina , viaggi in Italia e Terrasanta, nel 1188m individuò nella Sila il territorio da lui chiamato Jure Vetere dove decise fermarsi a pregare e trasferire i suoi discepoli, dove Enrico VI gli concesse territori e privilegi nel 1194 e dove fondò la Congregazione Florense nel 1196 con l’approvazione di papa Celestino III. La prima fondazione dell’Ordine Florense fu quindi l’Abbazia di Jure Vetere nel 1189. Il nome Jure dato dall’Abbate significava fiore, in ricordo di Nazarteth, il Fiore della Galilea. Il “protocenobio” andò distrutto da un incendio nel 1214 e Matteo, successore di Gioacchino, dovette abbandonare il luogo per questioni climatiche e la costruzione della nuova Abbazia (archicenobio), che durò in questa fase fino al 1230, avvenne su un costone roccioso nella valle del fiume Neto nella località che fu chiamata Fiore Nuovo.
Il Monastero venne intitolato a San Giovanni in Fiore e così venne chiamato anche l’insediamento civile con l’autorizzazione di Carlo V. Il feudo ecclesiastico durò fino al 1783, quando fu soppresso da Ferdinando IV di Borbone che lo trasformò in feudo regio assegnandolo in capo al primo Commendatario laico Luigi de’ Medici di Ottajano che lo tenne fino alla morte, Quindi intervenne l’eversione della feudalità. L’Abbazia venne completata entro gli inizi del 1500 ma subì notevoli interventi successivi ed invasivi, l’ultimo dei quali fu il restauro avvenuto nel 1989 che servì a ripulire tutte le superfetazioni per mostrarla nel suo aspetto originale. Interessantissime le teorie religiose dell’Abate Gioacchino “di spirito profetico dotato”, le teorie furono applicate nel governo delle anime, del monastero e dei suoi territori, alcune immagini del suo “Liber figurarum” vengono ancora utilizzate per realizzare gioielli da famosi artigiani del posto di lunga tradizione orafa come http://www.spadaforagioielli.it/it/ di cui vi suggeriamo di visitare il negozio.

Volume concerne apologia e vaticini del teologo Abate Gioacchino,
del suo agiografo padre Gregorio De Laude, pubblicato a Napoli nel 1660 (Raccolta Calabra Zerbi).

 

NOTE SUL CASTELLO DI CACCURI
L’antico Castrum bizantino di Caccuri del Medioevo divenne un importante centro feudale con Cerenzia e Cariati già dal XIII sec. sotto la Signoria dei de Riso. Tra i passaggi più significativi: dal 1400 il castello fu tenuto dai Ruffo fino a metà dello stesso secolo. I Cavalcanti detennero il feudo dal 1651 con il titolo di Duca di Caccuri, a loro si ascrive la seicentesca cappella palatina con dipinti di scuola napoletana ed una prima trasformazione del maniero in palazzo ducale nel ‘700. Dopo l’eversione della feudalità, il castello fu acquistato nel 1830 dai baroni Barracco che compirono una seconda trasformazione nel 1885 con l’Architetto Adolfo Mastrilli che vi aggiunse un rivellino e la torre cilindrica che ebbe funzione di serbatoio per l’acqua pubblica. Nel 1947 la proprietà del castello passò alle famiglie Lopez e Fauci ed i restauri hanno riportato alla luce affreschi su legno, capitelli e portali. La sola parte visitabile del castello è oggi proprietà del Comune.

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